La Maschera
Avellino
Rampa San Modestino, 1
tel. 082537603
ristorantelamaschera@virgilio.it
L’incipit è una gelida serata irpina trascorsa cenando troppo lentamente, fino ad estenuarsi.
La Maschera è una trattoria ricavata in una sorta di scantinato di una chiesa settecentesca, nel centro storico di Avellino, a due passi dal Duomo. Viene sovente indicata dalla critica culinaria come il top delle osterie del capoluogo irpino, insieme a Martella, l’altro nome storico della ristorazione avellinese.
Dopo la recente ristrutturazione, l’ambiente si presenta sorprendentemente elegante: un po’ etnico-chic, un po’ retronuevo ma tutt’altro che rustico, contrariamente a quanto ci si potesse attendere dopo aver sbirciato qualche recensione un po’ datata.
Si comincia con un appetizer abbastanza scialbo, un finocchio gratinato, mentre i pani ai broccoli sono senz’altro degni di attenzione. Gli antipasti segnano un’attenzione costante, che poi verrà confermata fino alla fine, alla cucina irpina tradizionale riletta non tanto nei termini della ricerca, ma evidenziando piuttosto le linee e le tendenze più manierate della cucina campana.
Nell’ordine: tortino di rape e patate con scamorzone affumicato di Montella e salsiccia a punta di coltello; terrina di verza, patate, pancetta e finocchietto selvatico con pizza “jonna”: in definitiva accostamenti equilibrati ed ben amalgamati, ma forse poco slancio ed immaginazione.
Saltati a piè pari i primi, il coniglio ripieno all’“avellinese” con mousse di castagne di Montella al profumo di cannella si rivela essere al redde rationem il miglior piatto della serata, piacevolmente originale e perdipiù gradevole nella presentazione visiva minimale.
I dolci: dolenti note per un bianco mangiare senz’anima, decisamente migliore la resa ed il bilanciamento di sapori del tortino di cioccolato fondente.
Anche il vino prescelto finisce per non entusiasmare: è un Taurasi di Montemarano, per l’esattezza l’Antyco Cortecorbo annata 2001 che, nonostante il bouquet abbastanza complesso ed esteso, non eccelle per corposità e morbidezza.
Il prezzo, 90 euro in due, è sicuramente alto rispetto a quanto proposto (nota di biasimo per il servizio indolente), rafforzando alla fine la sensazione di incompiutezza per un’osteria ancora ben lungi dalle proposte più articolate e blasonate della ristorazione irpina: Marennà, La locanda di Bu, Oasis.