i sentieri della gastronomia low-fi

Posted on giovedì 30 novembre 2006

Le Ninfe
Roma
Via G.Antamoro, 64
tel. 0687201331
leninfem@libero.it

Dopo un’oretta scarsa e una trentina di fermate di autobus da Termini eccomi nell’area nord est della capitale, in zona Monte Sacro, incuriosito da recensioni e rumors su questo piccolo locale appartato, dal profilo modesto e schietto. Dopo aver ricevuto due anni fa l’oscar qualità/prezzo nella guida romana del Gambero Rosso, Le Ninfe ha conosciuto il declassamento, non avendo ricevuto anche quest’anno neppure una menzione da parte dell’editoria specializzata.
La proposta si divide equamente tra cucina di mare e di terra, di scuola abruzzese: il proprietario, Massimo Daniele, ci intrattiene parlando del suo paese d’origine, Villa Santa Maria, nel teatino, antico feudo dei Caracciolo e terra di comprovate tradizioni gastronomiche, autoproclamatasi “patria dei cuochi“, formatisi in loco e poi emigrati un po’ ovunque.
Si decide per il pesce, così l’incipit è affidato ai tortelli di pesce spada affumicato ripieni di mozzarella di bufala su passatina di pomodoro all’origano e con olio al mandarino: abbastanza sbiadito il connubio con la mozzarella (perché non invece una ricotta?), buono l’accostamento tra pescespada e pomodoro crudo con sentori di origano, nota positiva per l’olio aromatizzato con bucce di mandarino: si tratta di un monovarietale, il Leccino Fior di Venere dell’azienda Vito della Fazia di Rocca S.Giovanni (CH), che abbiamo poi degustato anche in versione neutra, fruttato e lievemente tendente al dolce, senz’altro adatto a piatti semplici e delicati come l’entrata prescelta.
Come vino, si è scelto un Ferentano Falesco del 2004, un IGT prodotto dal Roscetto, vitigno autoctono della Tuscia (Montefiascone), affinato in barrique: un bianco intenso ed imperioso leggermente tostato, ben strutturato e con sentori marcati di frutta, per oltre 13 gradi alcolici.
Per primo, la scelta cade sugli involtini di lardo di Arnad farcito di mazzancolle con zuppetta di ceci, farro e noci. Il livello sale sensibilmente: da rimarcare in particolare l’avvicinamento di sapori tra lardo e mazzancolle, mentre l’amalgama complessivo (legumi compresi) risulta senza dubbio ben proporzionato.
Si preferisce evitare il secondo per passare direttamente al dolce: tortino caldo con cuore morbido alle castagne e salsa d’arance, accompagnato da un moscato fiordarancio. Le aspettative non erano straordinarie in merito, ma alla resa anche la chiosa, sufficientemente bilanciata nei contrasti al gusto, non lascia strascichi particolarmente negativi (nota di merito per il tortino).
Venendo alle conclusioni, le note positive riguardano il tentativo di tracciare uno stile personale, il buon impianto qualitativo dei prodotti utilizzati (nonostante preferisca, da buon campano, sorvolare sulla mozzarella…), l’ottimo rapporto qualità/prezzo (conto di 36 euro). Buona anche la carta dei vini. Di fronte a questi sforzi, è chiaro che si può anche soprassedere sulle lacune che emergono veniali qua e là, dettate forse dall’ansia della sperimentazione, anche in contesti nei quali a volte sarebbe maggiormente fruttuoso seguire percorsi meno impervi.

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