only krishna and I

Posted on domenica 24 dicembre 2006

Geir Jenssen
“Cho Oyu 8201 m – Field Recordings From Tibet”
(CD, Ash International, 2006)

Sarà che Geir Jenssen/Biosphere è in assoluto uno dei musicisti che di più amo, sarà che l’attesa per questo lavoro è stata progressivamente dilatata dalle anticipazioni che lo stesso Geir mi aveva fatto quest’estate, quando ho avuto la fortuna di averlo ospite ad Interferenze, ma questo lavoro dal mood esistenziale suona come un capolavoro di diafana bellezza e non posso esimermi dall’indicarlo come il disco dell’anno, una spanna al di là di tanta fuffa discografica apologizzata ed incensata dalle redazioni delle riviste specializzate.
Semplicemente, perché si parla di un’esperienza di ascolto immanente, panica, altra.
L’impresa, raccontata parallelamente per immagini e parole, come un diario, nel finissimo artwork e sul sito di Geir, è la scalata della sesta vetta più alta del mondo, posta a 20 km dall’Everest, al confine tra Nepal e Tibet, il Cho You appunto.
E’ questo il teatro di un incredibile viaggio nella doppia dimensione della materia e dell’inconscio, alla ricerca del limite, nell’abbraccio totale con la natura.
Là, dove l’aria è rarefatta all’estremo, si dipana la celluloide sonora che isola frammenti di straordinaria intensità e suggestione, in un tutt’uno di field recordings e spezzoni acustici di un film virato di solitudine e bellezza.
Il rumore del respiro nella maschera d’ossigeno, i suoni captati nella radio ad onde corte, il sottofondo abissale della montagna sterminata, il volo a spasmi degli uccelli, i campanelli tibetani lontani, le voci cantilenanti dei pastori, infine il silenzio captato nel vuoto della tenda: fotogrammi di una sequenza mozzafiato, in un turbine psichedelico di sensazioni ed immagini.
Si rimane prigionieri dell’ascolto, alla fine, persi nell’immaginazione, nell’astrazione, nel vuoto.

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