Il disco dell’anno è, come anticipato, Cho Oyu 8201 m – Field Recordings From Tibet di Geir Jenssen.
Menzione d’onore per Evangelista di Carla Bozulich: apocalittico, ieratico, toccante. Ma anche per Touch Three di Phill Niblock, purissima esplorazione delle dinamiche metafisiche e minimali dello spettro acustico.
Il live dell’anno è datato 1 maggio: Motorpsycho al FritzClub di Postbanhof, Berlino. L’alone quasi mitico che avvolge i live act della band di Trondheim non può rendere sufficientemente l’idea della devastante carica psichedelica sprigionata durante la performance.
Il film dell’anno è Coeurs di Alain Resnais, sontuosa elegia dell’incomunicabilità, indagine amara ed emozionante delle piccole fatalità dell’esistenza.
Sugli altri film in lista, in particolare quelli di Lynch e Kurosawa, spero di poter tornare presto in maniera approfondita.
In sintesi:
la top ten audio:
Geir Jenssen, “Cho Oyu 8201 m – Field Recordings From Tibet” (Ash International)
Carla Bozulich, “Evangelista” (Constellation)
Phill Niblock, “Touch Three” (Touch)
Joanna Newsom, “Ys” (Drag City)
Christina Carter, “Electrice” (Kranky)
Agf & Sue C, “Mini Movies” (Asphodel)
Xela, “The Dead Sea” (Type)
Shogun Kunitoki, “Tasankokaiku” (Fonal)
Scott Walker, “The Drift” (4AD)
Tim Hecker, “Harmony in Ultraviolet” (Kranky)
la top five dei film:
“Coeurs” di Alan Resnais
“Inland Empire” di David Lynch
“Sakebi” di Kiyoshi Kurosawa
“Sang Sattawat” di Apichatpong Weerasethakul
“Sanxia Haoren” di Jia Zhang Ke