exploring the aesthetics of sound
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L’importanza di Frank Bretschneider nella definizione dell’estetica del suono elettronico sperimentale tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo secolo è capitale: è fondatore nel 1996 insieme ad Olaf Bender dell’etichetta Rastermusic, che confluisce nel 1999 insieme alla Noton di Casten Nicolai nella Raster-Noton, label di riferimento assoluto nel panorama dell’esplorazione sistematica e radicale del concetto di minimalismo elettronico. Ha pubblicato lavori per 12k, Mille Plateaux, Quatermass e Whatness e contribuito ad alcune compilation seminali dell’estetica glitch come “Clicks & Cuts“ (Mille Plateaux) e la serie della Raster-Noton “20′ to 2000“. In questa intervista, l’artista teutonico si apre alla riflessione, a partire dall’analisi degli stereotipi e delle deviazioni del cosiddetto filone glitch, fino ad affrontare questioni topiche nella propria concezione della musica, dell’arte, dell’atto performativo.

-L’errore, o il casuale e ricorrente malfunzionamento/interruzione della macchina è un elemento così familiare all’utente da costituire una sorta di dimensione independente dotata di una sua temporalità. Pensi che esso abbia un linguaggio e delle regole “grammaticali”?

Non direi un linguaggio, ma sembra che alcune formule siano state copiate negli ultimi anni. Per esempio, i ritmi rapido-staccati con i pitch ascendenti/discendenti, che provengono dal malfunzionamento dei sequencers hardware e software. O il tipico suono di un DAT o un CD rotti.

-Che significato ha per te il termine “glitch”?

Ritengo che sia un termine alquanto vago e certamente io non mi sento un musicista glitch. Il mio scopo principale è creare musica personale con un tocco personale. E il “glitch” è semplicemente un altro colore della tavoletta che uso.

-La musica glitch è morta?

Molti musicisti hanno abusato dell’estetica glitch negli scorsi anni. E’ naturale che, dopo che agli ascoltatori più interessati sono venute a noia certe sonorità, si sia cercato qualcosa di nuovo e di più interessante. Dopodichè “glitch” è solo un termine, così come per esempio “minimale”.

-Che rapporto hai con il concetto di casualità?

Per me la casualità è una delle tante strade per comporre. Può essere un fattore d’ispirazione, specialmente all’inizio del processo creativo. Mi piace integrare I processi di casualità, ma non voglio fare musica che dipenda completamente da elementi casuali, come per esempio la musica generativa.

-Ritieni che lo spazio sia un parametro musicale importante?

Certamente. E’ un elemento assolutamente importante per me. Lo spazio ha un significato assoluto. Lo stesso di ogni nota od ogni suono.

-Credo che il tuo interesse per la rappresentazione visiva provenga naturalmente dal tuo background nell’ambito del lavoro visuale: I tuoi “specchi” visivi suonano in maniera perfetta, adoperando la ripetizione e dei micro-eventi per trascinare il pubblico in uno spazio visuale sinestetico. Cosa ne pensi?

Quello che cerco di fare è visualizzare la musica. Non voglio illustrare o decorare. Ma è una storia difficile, dal momento che dipende anche da molti fattori extra-musicali. Nel peggior caso, il pubblico può distrarsi dalla musica. Se la situazione invece si adatta bene al contesto, visuals e musica possono raggiungere un livello davvero elevato. Per esperienza, ti dico che dei buoni visuals possono rendere più facile l’accesso alla musica astratta per gli ascoltatori inesperti.

-Nel corso degli anni, hai suonato spesso sia nei clubs che nei musei. Credi che il contesto della performance possa essere un elemento importante?

Certamente. Suonare in un club è sempre un’esperienza assai emozionante. Quando invece sei in una situazione dove il pubblico è seduto, in un cinema o in un auditorium, per esempio, l’ambiente è più concentrato e “focalizzato”. La gente presta più attenzione ai dettagli. Mi piacciono entrambe le situazioni.

-Hai idea di quale direzione prenderà la Raster-Noton nel prossimo futuro?

Certamente il nostro interesse principale rimarrà legato alla musica elettronica. Ma cercheremo sen’altro di estendere il nostro raggio e il roster e ci sforzeremo di aprirci a nuove influenze.

-Come concili il tuo doppio ruolo? Alcuni ti inquadrano semplicemente come un artista visivo, altri come musicista e ricercatore nell’ambito sonoro…

Beh sinceramente non ci penso…Mi sento senz’altro un musicista e penso che il mio lavoro visuale sia una sorta di estensione della mia musica.

-Quali elementi della vita quotidiana ti influenzano di più quando lavori, quando metti insieme dei suoni? Che ruolo ha la tua mente quando fai musica? E le emozioni?

Sono influenzato dal tempo, dall’ora, dall’ambiente, dalle circostanze della vita. Dalle cose che ho fatto recentemente o in un passato lontano. Ma non mi interessa esprimere le mie emozioni attraverso la musica. Certamente nel mio lavoro puoi trovarne traccia, ma in maniera piuttosto nascosta e codificata. Voglio mantenere la mia musica quanto più astratta possibile per lasciare spazio agli ascoltatori di interpretarla liberamente.

-Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo album?

Ritmo, ritmo, ritmo…musica elettronica astratta per la mente ed il corpo.

Ho già avuto modo di scrivere di Zen Lu in un’intervista pubblicata su Neural #29 (febbraio 2008). Di seguito, riporto una conversazione tra il musicista/produttore cinese e Gregorsz Bojanek, annotata durante la realizzazione del progetto Chop Vol.1, tra settembre e dicembre 2006.

(per gentile concessione in esclusiva di Zen Lu e Grzegorz Bojanek)

Zen Lu: Il pubblico cinese ha potuto assistere alle performance live di artisti polacchi durante il festival “Polish Sound Art in China”. Qual è il tuo pensiero riguardo la sperimentazione sonora in Polonia?

Greg Bojanek: Beh, è difficile per me parlare del modo in cui percepisco la scena sperimentale in Polonia, perchè in un certo senso ne faccio parte, sia come musicista che come produttore. So che c’è un gran numero di persone giovani che sanno come realizzare buona musica, e lo fanno, ma sono solo pochissimi tra questi ad essere abbastanza conosciuti dal pubblico. La cosa più strana è che alcuni di questi artisti sono più conosciuti in Europa o altre nazioni che a casa nostra. E’ un problema di mentalità ed attitudine: semplicemente, non abbiamo voglia di cambiare le nostre abitudini. Chi ascolta musica da noi è pigro e solo pochi sono disposti ad ascoltare qualcosa che li faccia pensare, non solamente ascoltare. E’ lo stesso in Cina? Ho fatto delle ricerche sul web e ho visto che sono davvero molte le performances live di artisti che hanno luogo da voi. Molte di più che da noi. Chi viene a questi concerti? Ed inoltre, come vivi come artista il fatto di fare concerti e produrre musica? Per te è un mestiere oppure semplicemente un hobby, come per la maggior parte di noi?

Zen Lu: In realtà, da noi in Cina esiste un pubblico molto esiguo interessato alla sperimentazione elettronica, proprio perchè questo tipo di musica è ancora molto giovane e sta crescendo. Pertanto, non ci sono poi molti concerti: a Pechino, per esempio, esistono solo tre locali che propongono ogni settimana performance di questo tipo, Shangai propone concerti solo con cadenza irregolare, altre città ancora di meno! Pechino è attualmente la città più attiva sotto questo profilo, il pubblico lì è soprattutto giovane. Io vivo e lavoro a Shenzen, una città vicina ad Hong Kong. Lavoro come analista e programmatore software presso lo Shenzhen Economic Daily, pertanto dedico alla musica solo il mio tempo libero. Lavorare come musicista a tempo pieno sarebbe troppo complicato in questo momento e questa condizione è comune anche ad altri musicisti qui in Cina: non riceviamo fondi da istituzioni nè alcun tipo di supporto…facciamo tutto praticamente da soli. C’è una buona attenzione da noi per quanto riguarda il cinema polacco…in Polonia ci sono molti maestri come Krzystof Kieślowski, Roman Polański e Andrzej Waida. Puoi dirci qualcosa relativamente alla situazione attuale del movimento e dell’industria cinematografica nel tuo paese?

Greg Bojanek: I registi che hai menzionato sono ancora molto popolari in Polonia. Quasi tutti i giovani artisti che realizzano film hanno in essi il loro punto di riferimento. Tuttavia, benchè l’impatto di Kieślowski, Polański e Wajda sia ancora forte sull’industria cinematografica polacca, ci sono molti giovani registi che cercano una propria strada. Abbiamo molti festival, come l’“Era New Horizons“ che presentano registi giovani, talvolta anche arditi nella propria ricerca sperimentale, che apprezzo moltissimo. Il 2006 è stato da questo punto di vista un momento di svolta molto importante: il festival più importante di film polacchi, che si tiene a Gdynia, ha confermato a settembre (2006, ndr) che la nuova generazione di filmmakers polacchi è molto versatile. A supporto di questa affermazione, ti cito due tra le migliori pellicole: “Saviour Square” di Krzysztof Krauze e Joanna Kos-Krause ed anche “Wszyscy Jesteśmy Chrystusami” di Marek Koterski. Beh, ti confesso che personalmente sono molto incuriosito dal movimento cinematografico cinese, molto popolare anche da noi. Questa fama nasce probabilmente dal successo che ha avuto da noi “La Tigre e il Dragone”. Produzioni di questo tipo sono ormai ampiamente conosciute dal grande pubblico…puoi dirmi invece qualcosa sulle produzioni indipendenti low-budget?

Zen Lu: Negli ultimissimi anni, ci sono state tantissime produzioni indipendenti molto interessanti, da parte di registi come Wang Chao, Jia Zhangke, Detvo Cheung, Du Haibin, Cao Fei, Zhang Yuan, Wang Xiaoshuai, Yu Liwei…Sì, talvolta questi registi chiedono ai musicisti della scena sperimentale di comporre colonne sonore per i propri film, come è accaduto con Cao Fei, che ha invitato Li Chin Sung a lavorare con lui. A tal proposito, dopo I rivolgimenti sociali nell’Est Europa, ci sono ancora restrizioni politiche relativamente all’arte?

Greg Bojanek: Le trasformazioni politiche ci hanno portato una libertà pressochè totale. Non c’è censura e la gente può suonare dove vuole. Qualche galleria di arte comtemporanea ha dei problemi, ma essi sono legati soprattutto ad aspetti morali e religiosi. Parlando in generale, non ci sono grossi problemi: siamo liberi di fare ciò che vogliamo. Ma è altrettanto vero che non ci sono molte istituzioni che supportano forme di arte che creano “difficoltà”. Il governo non è molto interessato a quello che fanno i musicisti indipendenti. Quello che possiamo fare, è utilizzare i nuovi media per far circolare i nostri lavori, soprattutto in rete attraverso le net labels oppure MySpace. Ma, tornando al discorso delle trasformazioni politiche, è interessante constatare come la Cina, che in teoria sarebbe ancora una nazione comunista, ha molti giovani artisti che possono esprimersi attraverso I canali indipendenti. C’è una censura in Cina? Il governo cinese controlla in qualche modo questi giovani artisti?

Zen Lu: In Cina, gli artisti non sempre hanno sufficiente spazio per fare liberamente musica o cinema. La Cina è ancora oggi un paese socialista, che possiede diverse istituzioni nazionali che tendono a censurare i giovani che lavorano a forme espressive “critiche“…questo è ovviamente un problema politico. Il governo approva se uno crea una merce, ma non opere “politiche”. L’amministrazione statale della radio, del cinema e della televisione è un vero e proprio sistema di sorveglianza. Proprio quest’anno Lou, un giovane regista cinese, ha presentato il suo nuovo film a Cannes, ricevendo l’approvazione di pubblico e critica. Al suo ritorno, l’amministrazione statale di radio, cinema e televisione gli ha intimato di non lavorare nei prossimi cinque anni, dal momento che il suo film non era passato attraverso i canali di controllo dell’amministrazione. E ci potrebbero essere altri esempi simili…Anche per quanto concerne la musica, il governo censura i testi e le copertine. I testi non devono contenere idee politiche, le copertine non devono avere contenuti erotici…Quanti giovani musicisti sperimentali ci sono in Polonia? Che tipo di interazione avete tra di voi e…dove suonate di solito?

Greg Bojanek: Talvolta penso che in Polonia ci siano più musicisti che ascoltatori…Questo può sembrare strano, ma è fondamentalmente vero. Di solito, entriamo in contatto via internet, attraverso dei forum nei quali ci scambiamo pareri ed esperienze. Se devo pensare a luoghi dove siamo invitati a suoare, potrei dirti che ci sono dei clubs, ma certamente anche alcune gallerie d’arte contemporanea che invitano i giovani musicisti a suonare dal vivo….In questo momento, stiamo lavorando insieme ad un progetto che mette in connessione due mondi remoti: quello del lontano oriente con l’Europa centrale. Pensi che l’esperienza di lavoro che siamo condividendo ti possa aiutare a capire meglio le persone che vivono in Polonia?

Zen Lu: E’ banale affermare che la musica è un linguaggio globale, ma è così. E’ la cosa che ci permette di avere un terreno comune di confronto e discussione. L’incontro tra cultura occidentale ed orientale, in questo modo, diventa un punto di riflessione molto interessante.


Zen Lu è un musicista che lavora nel campo della sperimentazione elettronica. E’ fondatore della label We Play!, e attualmente vive e lavora a Shenzen, Cina.

Grzegorz Bojanek è il fondatore della label sperimentale Eta. E’ produttore e come musicista ha concentrato la propria attenzione soprattutto sul progetto solista Eta Carinae. E’ inoltre parte del duo Chmury, con Piotr Broniatowski.

ChoP è un progetto musicale di collaborazione internazionale tra Cina e Polonia. E’ stato promosso da Zen Lu e Greg Bojanek nel 2006. Il primo album del progetto, “Over a foul line, simple questions” è stato recentemente pubblicato congiuntamente da WePlay! ed Eta. Sono previste altre releases nell’ambito di questo progetto, che coinvolgeranno altre coppie di artisti dalle due nazioni: Dickson Dee e Tomasz Pauszek hanno già realizzato “Chop vol. 2-8 Rooms”, album uscito e distribuito a febbraio di quest’anno e altre uscite sono previste nei prossimi mesi: Sin:Ned e Minoo (“ChoP vol.3”), Liu Chun e Maciej Nejman (“ChoP vol.4″).