Nonostante nell’ultimo decennio si sia manifestato un progressivo inaridimento di alcuni dei canali portanti della ricerca estetica legata all’A-life, che aveva febbrilmente segnato gli anni novanta, risulta ancora vivido il fascino esercitato dall’universo dei sistemi artificiali, strettamente interconnessi alle dinamiche dell’imprevedibilità, dell’interazione, della mimesi.
E’ una sorta di ritorno alla dimensione protagorea, all’arte come imitatio naturae, sottendendo la naturalezza generativa degli algoritmi adoperati, alla ricerca dei congegni vitali utili a sviluppare concetti e modelli nuovi.
Mitchell Whitelaw ha parlato a tal proposito di “metacreazione”, come capacità di intessere un sistema autarchico di norme e strutture di base, che trascenda la realizzazione di opere definite e permanenti, affermandosi a tutti gli effetti come medium tra la fase creativa e quella effettuale.
La questione è indubbiamente complessa e se ne potranno approfondire dinamiche metodologiche ed estetiche leggendo per esempio le riflessioni sparse di Philip Galanter, Mitchell Whitelaw, Tjark Ihmels/Julia Riedel, Inke Arns, Domenico Quaranta.
Dal triplice rapporto estetica/natura/codice, che diventa vera e propria chiave di volta ermeneutica delle pratiche legate all’arte generativa, scaturisce un sistema di valori che si risolve nella duplice dimensione forma/conoscenza: l’estetica generativa come mimesi dei processi naturali e metafora della cognizione del reale: come ricorda Galanter, “the generative artist can remind us that the universe itself is a generative system. And through generative art we can regain our sense of place and participation in that universe”.
Estetica pittorico-algebrica, potenza visiva, lirismo postorganico, come nei lavori di Alessandro Capozzo (le tenui arborescenze della serie Flora Variations, l’esangue artificialità di Exuvia) o di Lia (il minimalismo liquido in O.I.G.C., le florescenze ipnotico-archetipiche in Mira), tra i più brillanti artefici di visual design applicato alle pratiche generative, ovvero metacreativi sospesi tra naturale e reale.
the world is all that is being communicated
dicembre 1st, 2006 | Posted by in the (post)digital ant - (0 Comments)Lo scorso weekend si è concluso Connecting Worlds, evento che ha segnato il nuovo inizio delle attività dell’NTT InterCommunication Center [ICC] di Tokyo.
Il focus della mostra è stato centrato sul concetto di comunicazione indagato come commutazione di flussi di informazioni tra individui ed altre entità, esplorando le possibilità creative offerte dai nuovi contesti ambientali nell’era delle reti.
Alessandro Ludovico, presente all’evento insieme a Paolo Cirio con il progetto GWEI – Google Will Eat Itself, ha parlato a tal proposito di una “nube di input e output di dati che ci circonda a vari gradi di densità” che “si sta trasformando in una sorta di organismo invisibile. E l’eterna traduzione che avviene fra diversi tipi di dati può essere immaginata con un ‘babel fish’ funzionante nell’oceano di segnali e segni interscambiati”.
Una babele di informazioni, codici e media nella quale gli artisti impegnati hanno costruito percorsi, letture e visioni attraverso la manipolazione di suoni (Vexations di Mohri Yuko e Mihara Soichiro, generatore interattivo di spartiti costruito sull’opera di Satie), informazioni web (On-Chat Portrait di Tano Taige, dove l’artista disegna ritratti sulla scorta delle informazioni ricevute in chat dai clienti), videogiochi e realtà virtuale (Object B degli Exonemo, installazione interattiva digital-meccanico-macchinica).
Yukiko Shikata, curatrice dell’evento, è tra delle figure di maggiore rilevanza nell’ambito della critica estetica legata ai nuovi media in ambito internazionale. Già impegnata in importanti progetti presso il Mori Art Museum di Tokyo ed il Canon ARTLAB, attualmente è curatrice all’ICC ed ha lavorato, tra gli altri, con Rafael Lozano-Hemmer, Christian Moeller e Mischa Kuball.
PS Yukiko Shikata sarà al PAN di Napoli il 14 e 15 dicembre, in occasione del primo International Forum on Documentation and Contemporary Languages, forum internazionale dei centri di documentazione: proiezioni, tavole rotonde e presentazioni di ricerche da parte di studiosi e rappresentanti di 32 tra i maggiori musei e archivi del contemporaneo di tutto il mondo.
